Negli scorsi mesi ho avuto il piacere di essere intervistata da Più Salute e Benessere, il periodico dedicato alla salute e al benessere psico-fisico distribuito in edicola con Il Sole 24 Ore.
È stata per me una bella soddisfazione, ma soprattutto un’occasione importante per fermarmi a riflettere sul mio lavoro e raccontare ciò che guida, ogni giorno, il mio modo di intendere la medicina estetica.
Nell’intervista, dal titolo “La meraviglia dell’equilibrio, l’armonia delle forme”, ho avuto l’opportunità di parlare del mio approccio e della filosofia che mi guida ogni giorno: ho quindi deciso di ripartire proprio da questa intervista per condividere anche qui alcune riflessioni sul valore dell’equilibrio e su ciò che significa, per me, prendersi cura di una persona attraverso la medicina estetica.
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La medicina estetica come ricerca di equilibrio
Come ho avuto modo di raccontare, quando incontro un paziente il mio primo obiettivo è capire dove e come sia possibile intervenire per valorizzarne l’armonia, senza stravolgere un volto o un corpo per seguire tendenze passeggere.
Ogni persona ha caratteristiche, proporzioni ed esigenze differenti e non possiamo fare affidamento su modelli estetici e trattamenti uguali per tutti. Ecco perchè il mio approccio parte dall’osservazione e dall’ascolto, mettendo in campo l’empatia e l’esperienza per capire quali siano le reali motivazioni che spingono una persona a intraprendere un percorso per proporre delle soluzioni mirate, non invasive e realmente utili.
“Less is more” è sempre stato il motto: intervenire solo dove serve, con misura, per ottenere risultati naturali e rispettosi della fisionomia.
Un buon percorso, a mio avviso, deve aiutare la persona a vedersi naturalmente più fresca, più armoniosa, più vicina a come desidera sentirsi, senza perdere la propria identità.
Ascoltare significa anche saper dire di no
L’intervista è stata anche un’occasione per parlare di un aspetto che considero fondamentale: la relazione tra medico e paziente.
Oggi siamo continuamente esposti a immagini, filtri e modelli estetici spesso irrealistici.
A volte, il rischio è quello di perdere progressivamente uno sguardo obiettivo su di sé: ci si abitua ai cambiamenti, si focalizza l’attenzione su un dettaglio e si finisce per desiderare interventi sempre più marcati, senza rendersi conto di quanto il risultato complessivo si stia allontanando dall’equilibrio del volto.
In questi casi il mio ruolo non è semplicemente eseguire una richiesta, ma valutarla.
A volte posso proporre una strada diversa e più mirata. Altre volte suggerisco di procedere gradualmente. E, quando lo ritengo necessario, preferisco anche suggerire di non procedere con quel determinato trattamento.
Credo che la professionalità passi anche da questo: mettere la propria esperienza a servizio della persona, per accompagnarla verso una scelta consapevole.
La visita, in quest’ottica, è cruciale per capire davvero la persona che ho davanti, il suo disagio, le sue aspettative e il risultato che immagina, per poter iniziare così un percorso corretto.
Una visione più ampia rispetto al singolo trattamento
Durante l’intervista abbiamo parlato anche dei trattamenti oggi più richiesti e di quanto stia crescendo l’attenzione verso la qualità della pelle.
Biostimolazione e rivitalizzazione cutanea, per esempio, sono trattamenti sempre più apprezzati, in quanto percepiti come una vera e propria cura della pelle, capaci di stimolare la produzione di collagene e di aiutare le cellule a ritrovare vitalità.
Anche la laserterapia occupa una parte importante del mio lavoro e permette di affrontare problematiche molto diverse, dalle macchie cutanee ai rossori, dalla rimozione di cicatrici alla texture cutanea.
Il punto, però, rimane sempre lo stesso: non esiste una tecnologia o un trattamento giusto per tutti. La scelta dipende dalla pelle, dal problema, dall’età, dalle abitudini e dagli obiettivi della singola persona.
È proprio questa attenzione alla persona nella sua interezza che mi ha portata, negli ultimi anni, ad approfondire anche la nutrizione e la dietologia. Alimentazione, idratazione, attività fisica, sonno e stile di vita fanno parte dello stesso quadro e incidono sul nostro benessere molto più di quanto siamo abituati a considerare.
Invecchiare meglio, senza perdere se stessi
Un altro aspetto toccato durante l’intervista è l’abbassamento dell’età media dei pazienti. Oggi sempre più persone si avvicinano alla medicina estetica già prima dei 35 anni, spesso per problematiche specifiche come acne, esiti cicatriziali, peeling o epilazione laser: un cambiamento che, a mio avviso, riflette una maggiore consapevolezza e attenzione verso la cura di sé, per sentirsi meglio.
Non si tratta di modificarsi, ma di affrontare un problema concreto o di prendersi cura della pelle con intelligenza.
Con il tempo, poi, le esigenze cambiano, ma il principio resta lo stesso: intervenire con equilibrio, quando serve, scegliendo ogni volta il percorso più adatto alla persona.
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